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Che cos'è l'abominio della desolazione?


La frase nomina il sacrilegio prima di fornire una cronologia.

Il significato dell'abominio della desolazione comincia dall'ebraico di Daniele: shiqquts è una cosa detestabile, spesso associata a un idolo, mentre forme di shamem comunicano desolazione, devastazione o orrore sconcertante. Daniele usa espressioni collegate ma non identiche in 9:27, 11:31 e 12:11. Il capitolo 11 indica con forza la profanazione del santuario di Gerusalemme sotto Antioco IV; più tardi Gesù usa il linguaggio di Daniele per una crisi ancora futura rispetto ai suoi ascoltatori. I cristiani divergono quindi fra compimenti nel primo secolo, futuri, storicisti e stratificati. Il testo non autorizza a identificare un governante, una chiesa o un edificio vivente per somiglianza con un titolo di giornale.

Il significato dell'abominio della desolazione in ebraico

Il sostantivo shiqquts appartiene al linguaggio biblico della ripugnanza religiosa. Primo Re definisce “abomini” divinità straniere come Milcom e Chemosh, e i testi profetici usano il termine per oggetti cultuali detestabili. In Daniele indica una cosa o pratica profanante, non semplicemente qualcosa di spiacevole.

La seconda parola viene da shamem, radice dell'essere desolato, devastato, stupefatto o inorridito. Da qui traduzioni come “sacrilegio desolante” e “abominio spaventoso”: la cosa detestabile ha un effetto devastante oppure orribile.

Alcuni studiosi sentono una derisione di Baal Shamem, “Signore del Cielo”, titolo associato a Zeus. Secondo la proposta, Daniele sostituisce un titolo divino con “detestabile” e “spaventoso”. Il plausibile gioco di parole rimane una proposta, non l'unica derivazione.

Daniele 9 usa una forma plurale e una sintassi difficile; i capitoli 11 e 12 hanno formulazioni singolari. Una definizione congelata non può essere incollata semplicemente su tutte e tre.

Daniele usa la frase in tre proposizioni differenti

I tre passi condividono profanazione del santuario e culto interrotto, ma attori e tempi non vengono formulati nello stesso modo.

PassoAttore e contesto immediatiOfferta regolareNumero associato
Daniele 9:27un “egli” identificato ambiguamente; patto, sacrificio, ala di abominisacrificio e offerta cessano a metà di un settenessun totale di giorni nel versetto
Daniele 11:31le forze dello spregevole re settentrionale profanano il santuario-fortezzaofferta regolare rimossanessun totale di giorni
Daniele 12:11attore non ripetuto; la spiegazione della fine guarda indietro a rimozione e installazioneofferta regolare rimossa1.290 giorni; 1.335 segue nel versetto 12

Daniele 9 non dice “1.290 giorni” e Daniele 11 non dà numeri. Daniele 12 conta dalla rimozione dell'offerta e dall'installazione dell'abominio. Se ripeta il capitolo 11, estenda il modello oppure faccia entrambe le cose è interpretazione.

Daniele 9 è particolarmente difficile. I traduttori divergono su chi stabilisca un patto, che cosa stia “sull'ala” e se l'agente desolatore o l'abominio riceva la fine decretata. Qualsiasi diagramma sicuro deve dichiarare come ha risolto quelle domande grammaticali prima di eseguire l'aritmetica.

Lo studio separato dei 1.290 e 1.335 giorni di Daniele 12 può confrontare i conteggi. Qui basta vedere che frasi simili non cancellano le loro diverse proposizioni.

Antioco IV è il referente storico più chiaro in Daniele 11

La sequenza di re settentrionali e meridionali di Daniele 11 si restringe verso un sovrano che attacca il patto, profana il santuario, abolisce l'offerta regolare e stabilisce l'abominio. Questo concorda da vicino con la crisi del II secolo a.C. sotto il re seleucide Antioco IV Epifane.

Primo Maccabei 1 riferisce decreti reali che sopprimono l'osservanza ebraica, un “abominio della desolazione” eretto sull'altare nel 167 a.C., altari pagani, rotoli della Torah bruciati e morte per chi resiste. Il capitolo 4 descrive Giuda Maccabeo e i compagni che purificano e ridedicano il santuario nel 164 a.C. Hanukkah ricorda quella ridedicazione.

Primo Maccabei data anche la crisi con precisione: il sacrilegio desolante fu installato sull'altare il quindici di Kislev dell'anno seleucide 145, data normalmente collocata nel dicembre del 167 a.C., e i sacrifici sull'altare cominciarono il venticinque. La riconsacrazione avvenne il venticinque di Kislev dell'anno 148, tre anni dopo l'inizio dei sacrifici profanatori. Secondo Maccabei aggiunge che il Tempio fu ribattezzato in onore di Zeus Olimpio.

L'installazione rimane discussa: possono essere in vista un altare pagano sull'altare degli olocausti, un culto collegato a Zeus, un sacrificio proibito o l'intero sistema imposto. “Un maiale su una statua di Zeus” è una combinazione popolare, non il linguaggio fornito da Daniele o Primo Maccabei.

Molti studiosi storico-critici vedono nella persecuzione di Antioco l'orizzonte immediato di Daniele 11. Molti cristiani accettano quel referente e vedono ancora un modello riutilizzato da Gesù. Antioco Epifane e Daniele si può studiare senza trasformarlo in ogni nemico successivo.

Gesù rende incompleta per i cristiani una risposta solo antiochena

In Matteo 24:15 e Marco 13:14 Gesù dice agli ascoltatori che, quando vedranno il sacrilegio desolante stare dove non dovrebbe, le persone in Giudea dovranno fuggire. L'avvertimento è futuro rispetto al discorso, anche se Antioco era vissuto quasi due secoli prima.

Gesù non deve negare la crisi maccabaica; un evento anteriore può modellare un giudizio successivo. Il parallelo di Luca nomina Gerusalemme circondata da eserciti e la desolazione che si avvicina, portando molti interpreti alla guerra romana e alla distruzione del Tempio nel 70 d.C.

Il referente del primo secolo resta discusso: forze e insegne romane, violenza nel santuario oppure la sequenza distruttiva più ampia. I Vangeli sottolineano riconoscimento e fuga, non l'identificazione di un solo oggetto. L'uso di Gesù in Matteo 24 merita una lettura propria.

Per un cristiano, dunque, Antioco può spiegare il vocabolario storico di Daniele senza esaurirne la ricezione. Gesù tratta le vecchie parole come avvertimento vivo.

Letture passate, future e stratificate presentano ciascuna un caso

Una lettura preterista normalmente assegna ad Antioco l'orizzonte di Daniele 11 e vede l'avvertimento di Gesù compiuto negli eventi intorno al 70 d.C. Un futurista accetta quelle anticipazioni ma attende un ultimo avversario personale e una profanazione del santuario. Lo storicismo traccia il modello attraverso lunghi periodi di potere imperiale ed ecclesiale. Le letture idealiste sottolineano regimi ricorrenti che sostituiscono il culto con una lealtà coercitiva.

I lettori futuristi spesso si aspettano che un anticristo personale profani un santuario ricostruito, ma diversi dettagli familiari derivano dall'accostamento di passi diversi. Matteo 24 non dice “terzo tempio”, non nomina il colpevole e non specifica un patto di sette anni. Le argomentazioni su un terzo tempio nella profezia e sull'origine della tribolazione di sette anni devono essere esaminate separatamente.

Alcuni uniscono gli orizzonti per mezzo di tipo e antitipo: Antioco incarna il modello, Roma lo ripete e può rimanere un'espressione finale. Questo può diventare non falsificabile se ogni istituzione sgradita viene chiamata compimento. Ogni proposta deve gestire attore, santuario, offerta e indicatori temporali.

Il quadro di storicismo, preterismo, futurismo e idealismo confronta i metodi senza fare di uno un test della fede cristiana. Dentro ogni campo, gli interpreti divergono sui dettagli.

Nessun calendario può identificare una desolazione e Day 4 non ci prova. La schermata Feste dà un contesto semplice sui tempi biblici stabiliti; non è un'enciclopedia dei riti del santuario e non fa calcoli profetici. Daniele chiede pazienza testuale, non una data generata da un'app.

Un modo sicuro di leggere l'avvertimento

Comincia da ciò che si ripete: il culto autorizzato viene sostituito, un luogo santo profanato, il potere coercitivo agisce con arroganza e l'ordine desolante riceve un limite. Poi mantieni visibili i sostantivi storici. L'“offerta regolare” di Daniele appartiene al culto del santuario, non a qualsiasi inconveniente sgradito al lettore moderno.

Distingui identificazione da applicazione. Daniele 11 e le prove maccabaiche identificano Antioco; applicare il modello al potere idolatrico non dimostra che un leader contemporaneo sia l'attore predetto.

Infine, rifiuta l'ebbrezza di nominare troppo presto. Il comando di Gesù è fedeltà pratica nel pericolo. La fine di Daniele appartiene al decreto divino, non all'abilità dell'interprete di trasformare notizie in certezza. La frase dovrebbe rendere i lettori attenti al culto catturato dal potere, non desiderosi di accusare altri cristiani o fissare il ritorno di Cristo su un calendario.

Domande frequenti

Che cosa significa davvero l'espressione in ebraico?

Shiqquts significa una cosa detestabile e spesso indica un idolo o oggetto cultuale proibito. Forme di shamem possono significare desolante, devastante oppure spaventoso. La frase denota quindi un sacrilegio orribile che profana e desola. Le tre formulazioni ebraiche di Daniele differiscono leggermente, e alcuni studiosi propongono anche un gioco derisorio sul titolo Baal Shamem.

Quali passi di Daniele la usano, e descrivono lo stesso evento?

Espressioni collegate appaiono in Daniele 9:27, 11:31 e 12:11, con linguaggio simile anche in 8:13. Condividono sacrificio interrotto e profanazione, ma grammatica, attore e numeri differiscono. Daniele 11 corrisponde più chiaramente ad Antioco IV; Daniele 12 può ripetere o estendere la crisi. Vanno confrontati prima di dichiararli un unico evento.

Fu Antioco, Roma nel 70 d.C. oppure qualcosa ancora futuro?

Antioco IV è il referente storico immediato più forte per Daniele 11. Gesù applica poi il linguaggio di Daniele a una crisi futura, che molti preteristi collegano al 70 d.C. e molti futuristi vedono come anticipazione anche di un evento finale. Storicisti e idealisti tracciano modelli più ampi. Una risposta stratificata è possibile, ma ogni orizzonte richiede prove testuali.

Perché Gesù ne parla come di qualcosa ancora davanti a lui?

Gesù riutilizza il linguaggio di Daniele come avvertimento ai propri ascoltatori: quando appare il sacrilegio, i Giudei devono fuggire. Questo mostra che Antioco non esaurì il significato cristiano della frase. Può funzionare tipologicamente, con una profanazione anteriore che modella la successiva. Il parallelo di Luca sugli eserciti intorno a Gerusalemme sostiene il collegamento al 70 d.C. senza risolvere ogni particolare.

Fonti:

  1. Daniele 9:24–27; 11:29–35; 12:7–12
  2. 1 Maccabei 1:41–64; 4:36–59; 2 Maccabei 6:1–11
  3. Matteo 24:15–22, Marco 13:14–20 e Luca 21:20–24
  4. John J. Collins, Introduzione alla Bibbia ebraica, Society of Biblical Literature
  5. TheTorah.com, la persecuzione di Antioco IV in Daniele